




La parrocchiale di Altopascio è una chiesa a tre navate, munita di transetto frutto di un intervento di rimaneggiamento eseguito tra il 1827 e il 1830, al fine di aumentare le dimensioni della vecchia chiesa non più adatta alle mutate esigenze liturgiche. 
Vista laterale della Chiesa di San Jacopo (foto ingrandibile)
L'antica chiesa è quella che oggi occupa la posizione dell'odierno transetto. Fu edificata tra la fine del XII e la prima metà del secolo successivo, quando l'Ospedale e la confraternita che lo gestiva erano diventati un'istituzione autorevole e bisognosa di un luogo di culto ampio e di pregevole fattura. Purtroppo l'ampliamento del XIX secolo comportò danni enormi all'impianto originario che fu completamente sventrato e ridotto ad un semplice involucro di cui ci rimane solo la facciata principale.
La sua realizzazione fu affidata a due maestri del tempo: il pistoiese Gruamonte e il pisano Biduino. Questi utilizzarono maestranze appartenenti a scuole diverse il cui differente operato si può facilmente individuare sulla facciata che si presenta suddivisa in due parti ben distinte: la divisione tra parte basamentale in pietra liscia e parte alta con ornamenti marmorei è di scuola lombarda, la dicromia delle loggette, operata con l'alternanza di marmo verde e bianco, è di scuola pisano-pistoiese. Al Gruamonte è possibile far risalire la parte della facciata in conci di pietra squadrata di color ocra, la fascia con le arcatelle cieche della loggetta inferiore ed il portale di accesso. Quest'ultimo ha subito un intervento di rimaneggiamento nel Cinquecento, per essere definitivamente asportato nel 1830, in occasione dell'ampliamento della chiesa, al fine di addossarvi all'interno un altare laterale. Solo nell'immediato dopoguerra la Soprintendenza ai monumenti ha avuto cura di reinserire l'architrave e gli stipiti di marmo bianco. La lunetta soprastante, a intarsi marmorei è, invece, originale. Al centro sono visibili due figure che si affrontano raffiguranti dei leoni; questo animale, simbolo della fede, viene riproposto sotto forma di due statue in corrispondenza delle due imposte dell'arco.
La parte alta della chiesa è stata progettata dal Biduino in cui ci mostra la sua maestria nell'arte della scultura, è, infatti, da notare la fattura delle decorazioni del cornicione, della statua del Cristo con il libro aperto, posta in una nicchia al centro del timpano, e delle due colonnine ai lati del simulacro.

Una suggestiva vista da torre campanariaIn passato ornavano la facciata anche due bassorilievi raffiguranti San Pietro e San Jacopo (a quest'ultimo è dedicata la chiesa insieme ai Santi Egidio e Cristoforo, tutti considerati protettori dei pellegrini) facenti parte forse di un pluteo demolito dopo la riforma cattolica; tolti dalla facciata in occasione di una mostra sono rimasti al Museo di villa Guinigi a Lucca.
Nel corso del XV secolo tutto il complesso dell'Ospedale fu interessato da grandiosi lavori di ristrutturazione per opera della famiglia fiorentina dei Capponi. Tali opere riguardarono anche la chiesa, dove la struttura del tetto a capriate fu rivestita con belle volte a lunette di cui rimangono solo alcune mensole d'imposta degli archi, in pietra serena. I Capponi allestirono anche, nel 1475, un piccolo cimitero proprio di fronte alla chiesa, in precedenza i morti dovevano essere seppelliti o all'interno della chiesa, o lungo i muri perimetrali.
Gli interventi eseguiti a fine Ottocento hanno completamente svuotato l'interno, anche il pavimento e il sottosuolo impedendo così qualsiasi ricerca documentaria di tipo archeologico. Anche i paramenti e le immagini sacre sono stati rimossi, si possono ancora trovare i resti del fonte battesimale ricollocato nella prima campata della navata di sinistra; vi si notano il simbolo del Tau, lo stemma mediceo e la seguente scritta in latino qui tradotta: "il fonte delle acque della vita, nelle quali si rinnova la santità originale, perduta per essersi cibati della mela del peccato,
L'abside della chiesa originaria viene eretto per volontà e a spese di Cosimo II de Medici, Granduca di Toscana, nell'anno del signore 1615". Nella stessa navata si può ammirare la pregevole tavola dell'Adorazione dei pastori, opera di Francesco Morandini da Poppi (XVI secolo), donata alla chiesa nella seconda metà del Cinquecento dal Granduca Ferdinando I de Medici. Nella prima campata della navata di destra è visibile l'acquasantiera cinquecentesca fatta costruire dal maestro Ugolino Grifoni.
Sul retro della chiesa del XII secolo è visibile il campanile che domina l'intero centro storico. In origine questa costruzione faceva parte del castello, in esso erano contenuti una cisterna ed un granaio. In alto si trova ancora la Smarrita, la Campana che tutte le sere suonava mezz'ora prima del tramonto per indicare la direzione che i viandanti dovevano seguire per raggiungere l'Ospedale. Nella parte alta si succedono ad ogni piano monofore, bifore, trifore e quadrifore. L'ultimo piano verso nord ha una trifora di dimensioni maggiori per permettere il passaggio delle campane. Sopra il piano delle monofore sono presenti le statue degli Evangelisti: il toro di San Luca, l'aquila di San Giovanni, l'angelo di San Matteo, manca il leone di San Marco. Alla stessa altezza, in corrispondenza delle arcatelle cieche, sono visibili delle sculture raffiguranti teste di uomini ed animali, frati e diavoli. Vi è il dubbio che questa ornamentazione non sia di epoca medievale, ma frutto dell'intervento di restauro dell'architetto Giuseppe Pardini avvenuto nella seconda metà dell'Ottocento. I restauri del Pardini non seguono, infatti, una lettura filologica del monumento, ma piuttosto un'interpretazione personale dell'opera. Un esempio per tutti è la chiesa di San Michele in Foro a Lucca, dove il Pardini inserì tra le teste delle mensole i volti dei grandi protagonisti del Risorgimento.
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