





Un suggestivo scorcio del castello dei Conti Guidi (foto ingrandibile)
Al centro del Casentino su una collina che sovrasta l'Arno sorge il borgo di Poppi dominato dall'imponente Castello dei Conti Guidi, uno dei palazzi più belli di tutta la Toscana, che testimonia il ruolo egemone assunto dalla cittadina rispetto agli altri centri dell'area.
Misteriosa l'origine del nome. Anticamente il borgo è chiamato Popium o Poppium che probabilmente deriva dal latino Poppiuso Pupius, nome proprio, o dal germanico Poppo. Altre ipotesi lo fanno derivare dal populus, popolo, o da Pompilia nome di famiglia romana, tuttavia secondo una tradizione il nome deriva dall'antica gens Pupia romana.
Poppi nel medioevo diviene una delle sedi principali degli influenti e potenti Conti Guidi. Il possedimento feudale perde la sua autonomia nel 1440 dopo la battaglia di Anghiari quando Firenze punisce il tradimento del conte Francesco alleatosi con Milano. Poppi diventa così sede di un Vicario di Firenze.
La cittadina, ancora in grossa parte protetta dalla cinta muraria edificata nel 1261, è raccolta attorno al Castello dei Conti Guidi. Costruito alla fine del XII secolo e terminato, secondo il Vasari, da Arnolfo di Cambio lo stesso architetto del Palazzo della Signoria a Firenze, l'edificio più volte restaurato e ampliato, conserva al suo interno numerose opere di grande rilievo artistico e storico. Suggestivo il cortile con le pareti impreziosite dagli stemmi dei Vicari fiorentini, elegante la scala in pietra che porta ai piani superiori, raffinate le sale dimora dei Guidi, imperdibile la cappella affrescata, con la raffigurazione di storie dal Vangelo, da Taddeo Gaddi il più noto allievo di Giotto, misteriosa la Torre dei Diavoli in cui la contessa Matelda, dopo aver commesso numerosi omicidi, è fatta morire. Il castello, oggi sede della Biblioteca Rilliana dotata di 20 mila volumi e oltre 500 manoscritti, ospita al suo interno la Mostra permanente della battaglia di Campaldino, che l'undici Giugno 1289 vede i ghibellini di Arezzo sconfitti dai guelfi fiorentini nelle cui fila milita il giovane Dante Alighieri.
Dalla parte opposta del colle spicca la duecentesca Chiesa di San Fedele. L'edificio presenta un particolare campanile adattato su uno dei torrioni delle mura della città. Da segnalare l'interno ad un'unica navata che custodisce gelosamente diverse opere d'arte tra cui il dipinto del Maestro della Maddalena che raffigura la Madonna con bambino.
La Chiesa della Madonna del Morbo al centro del borgo Percorrendo via Cavour, che si snoda in un continuo susseguirsi di portici, caso raro in Toscana, si risale il centro abitato fino alla piccola Chiesa della Madonna del Morbo (Oratorio della Madonna del Morbo) del 1659. Questo raro esempio di "barocchetto" italiano è eretto, su pianta esagonale, per invocare clemenza contro il flagello della peste. Al suo interno, una Madonna attribuita a Filippino Lippi. Da segnalare sempre nel centro storico la Chiesa di San Marco del XVII secolo arricchita da un Crocifisso del Trecento e la Chiesa delle Agostiniane che conserva all'esterno una lunetta della Pietà simile alle opere robbiane. All'interno si trova una terracotta del XVI secolo raffigurante un presepio attribuita a Giovanni della Robbia e una tela ad olio Annunciazione del Morandini.
Come in tutto il Casentino il paesaggio mostra i segni del secolare intervento dell'uomo, in un equilibrio sorprendente mantenuto anche nei tempi recenti. Nel territorio del comune sono comprese parte delle bellissime foreste casentinesi, recentemente elevate a parco nazionale, quali la foresta di Badia Prataglia e quella di Camaldoli. Quest'ultima rappresenta una delle mete di pellegrinaggi religiosi e di escursioni turistiche più famose al mondo grazie alla presenza dell'Eremo e del Monastero. Sempre in tema di luoghi di culto da segnalare, poco distante, l'Abbazia di Vallombrosa.
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sullo sfondo un particolare della fontana monumentale di Bedizzano (Massa Carrara)
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