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San Francesco e le storie della sua vita

Firmata da Bonaventura Berlinghieri e datata 1235 questa pala, chiaramente ispirata all'arte bizantina, raffigura il santo di Assisi a grandezza naturale con ai lati sei episodi della sua vita dal vivacissimo ritmo narrativo che sottolineano la precoce attenzione dell'autore agli aspetti di umanità insiti nella leggenda francescana.

San Francesco e le storie della sua vita
San Francesco e le storie della sua vita (foto ingrandibile)
Ispirata al San Francesco e sei storie della sua vita di Giunta di Capitinio (Giunta Pisano), l'opera conserva con decisione lo schema delle figure ascetiche bizantine, schema che accenna a rilasciarsi nelle storie laterali che fissano per la prima volta un repertorio iconografico della vita del santo.

Affidandosi al vasto repertorio narrativo di tradizione umbro-romana l'autore tratteggia le sei storie con fondali architettonici complessi, dai dettagli ornamentali che rimandano al panorama romano antico; episodi arricchiti da numerosi personaggi che si affollano ad illustrare la vita del Santo. Notevole è infine l'adozione di un registro narrativo accattivante sviluppato sulle tradizioni celebrative contemporanee anche orali (come nell'episodio la Predica agli uccelli).

Oltre all'indubbio valore artistico l'opera riveste straordinaria importanza per essere il primo ritratto di Francesco di Assisi, realizzato ad appena nove anni dalla sua scomparsa quindi, con ogni probabilità, il più fedele al vero.

Bonaventura Berlinghieri - Note sull'autore

Bonaventura Berlinghieri (notizie dal 1228-1274), il più noto dei tre figli del pittore Berlinghiero di Melanese da Volterra, abbandona gli schemi strettamente legati alla cultura bizantina cari al padre, per crearsi una propria fisionomia artistica tra le massime della metà del secolo XIII.

Il suo nome compare per la prima volta in un documento del 1228, ma è solo nel 1235 che assume un ruolo importante nel panorama artistico toscano quando firma l´importante pala San Francesco e sei storie della sua vita (eseguita per la chiesa del Santo a Pescia). Dell'opera esegue altre due "versioni" oggi entrambe perse, ma un tempo conservate rispettivamente nel Palazzo Vaticano a Roma e nella Chiesa di Guiglia (Modena) nel feudo dei marchesi di Montecuccoli.

Allo stesso Bonaventura è recentemente ascritta, in compartecipazione col fiorentino Maestro della Croce n° 434 degli Uffizi, la stessa croce dipinta di Tereglio, proprio nelle figure principali e nella cimasa col Redentore (opera databile tra il 1235 e il 1245, e quindi successiva alla pala pesciatina). Una seconda croce, oggi alla Galleria Nazionale di Palazzo Barberini in Roma (già Museo di Palazzo Venezia), potrebbe segnare gli esiti della attività del pittore: da sempre riportata genericamente all´ambito dei Berlinghieri, è oggi confermata proprio a Bonaventura: essa si distingue infatti per un´intonazione più lirica, per una forte umanità dei personaggi e per avanzate ricerche chiaroscurali.

Bonaventura appartiene dunque alla principale scuola di pittori lucchese del Duecento sviluppata nei primi decenni dal padre Berlinghiero e ampliata dall'attività dei i figli Barone, Marco e appunto Bonaventura che assumono incarichi per importanti commissioni cittadine (notevole il rapporto con prete Alamanno della cattedrale di S. Martino). Di rilievo anche la produzione destinata alle chiese della diocesi, come testimoniano la croce di Villabasilica ascritta a Marco, e la notizia di una commissione a Barone di una croce dipinta per Casabasciana, presso Bagni di Lucca.

Marco

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