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Le tecniche di escavazione del marmo delle Alpi Apuane

Una cava di marmo
Una cava di marmo (foto ingrandibile)
Fin dai primi sfruttamenti delle cave compiuti nell'antichità, l'estrazione del marmo dalle Alpi Apuane ha profondamente condizionato e scolpito il paesaggio appenninico attorno a Carrara. Salendo lungo i percorsi che da secoli permettono il trasporto della preziosa pietra, tutto ciò che si incontra è stato ed è, ancora oggi, funzionale alle tecniche di sfruttamento dei bacini marmiferi, tecniche che non hanno subito significative innovazioni fino al XVI secolo.

Prima di questo periodo, infatti, le procedure di escavazione utilizzate sono state direttamente ereditate dai cavatori romani dei primi secoli avanti Cristo, consistenti nell'utilizzo accorto delle sottili fessure che suddividono i diversi strati del marmo. Gli schiavi, grazie a scalpelli metallici e cunei di legno fatti gonfiare con acqua ed infilati nelle crepe naturali, riuscivano agevolmente a separare dalla montagna i blocchi di marmo che venivano poi imbarcati nella vicina Luni. Proprio in riferimento a questa antica ed importante città i Romani chiamavano "lunensi" i marmi delle Alpi Apuane.

La lizza, il particolare sistema per il trasporto del marmo
La lizza, il particolare sistema per il trasporto del marmo
Con l'arrivo degli esplosivi cambiarono radicalmente le tecniche di escavazione ed il paesaggio appenninico subì un profondo cambiamento. Sorsero un po' ovunque i caratteristici "ravaneti", grandi accumuli con forte pendenza formati da detriti, testimoni dei grossi sprechi di marmo prodotti con le esplosioni. Queste colate di scarti sono attraversate dalle ripide "vie di arroccamento" grazie alle quali si possono raggiungere i bacini di estrazione. I trasporti non erano senza dubbio agevoli: fino a non molti anni fa per portare il marmo a fondo valle si utilizzava la "lizza", una grossa slitta assicurata con un cavo metallico che scivolava su tronchi lubrificati con pendenze anche oltre il 45%.

Poco a poco nacquero le prime attività industriali di lavorazione del marmo con laboratori ed opifici per il taglio delle lastre e la loro lucidatura. Questi primi agglomerati produttivi si concentrarono soprattutto in fondo valle per sfruttare l'energia idraulica dei fiumi.

Il filo elicoidale
Il filo elicoidale
L'introduzione, alla fine del XIX secolo, del filo elicoidale d'acciaio per tagliare la pietra rappresentò una vera e propria rivoluzione. Questo cavo metallico, capace di affondare nella pietra, premuto insieme ad una miscela di acqua e sabbia, anche 10 cm ogni ora, sostituì quasi completamente gli esplosivi e determinò un altro visibile cambiamento paesaggistico. La montagna non viene più distrutta lasciando cumuli di macerie, ma è letteralmente tagliata, incisa con precisione creando paesaggi surreali fatti di immense gradinate, innaturali pareti rettilinee, vasti pianori detti "piazzali di cava" dove la pietra viene tagliata e caricata sui camion.

Per valorizzare e difendere questo patrimonio paesaggistico nel 1985 la Regione Toscana ha istituito il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane; sono possibili visite guidate alle cave ed escursioni su itinerari attrezzati.

Andrea

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